domenica 8 febbraio 2015

l'uccisione di Antonio Custra



è stato un poliziotto italiano, vicebrigadiere in forza al Terzo reparto celere di Milano, morto assassinato mentre prestava servizio durante una manifestazione indetta da militanti di estrema sinistra.

Il fatto

Per protestare contro l'assassinio della studentessa Giorgiana Masi, avvenuto a Roma il 12 maggio del 1977, due giorni dopo l'accaduto, il 14 maggio, a Milano fu indetta una manifestazione da parte di alcuni militanti appartenenti ad organizzazioni della sinistra extraparlamentare. Intorno alle cinque di quel pomeriggio, il corteo di manifestanti provenienti dal penitenziario di San Vittore e diretti in piazza Duomo, una volta giunto nei pressi di via De Amicis, venne intercettato dagli agenti della celere.

In breve tempo la manifestazione degenerò in una vera e propria battaglia e gli autonomi iniziarono ad aprire il fuoco contro gli agenti. L'agente Custra, schierato con il resto del suo reparto, venne colpito al volto da uno dei proiettili esplosi, con una pistola Beretta 7,65, dagli autonomi e che gli trapassò la visiera del casco, uccidendolo.

Antonio Custra lasciò la moglie incinta, e sua figlia nacque un mese e mezzo dopo la sua morte, esattamente il 1º Luglio.

Le indagini

Durante la manifestazione, grazie alla presenza di diversi fotografi, vennero scattate diverse foto che poi furono pubblicate, nei giorni successivi, da tutti i quotidiani del tempo. Una tra tutte, che mostrava un autonomo (Giuseppe Memeo) nell'atto di impugnare a due mani una pistola, puntata ad altezza d'uomo, divenne uno dei simboli della violenza di strada degli Anni di piombo e della degenerazione dello scontro politico: dalle manifestazioni di piazza, alle bombe Molotov, fino all'uso delle armi da fuoco.

Dieci anni dopo, partendo da quella foto, fu riaperta l'inchiesta e individuato il colpevole in Mario Ferrandi, militante di sinistra, passato poi nelle file di Prima Linea (e infine dissociatosi), che venne condannato per concorso in omicidio del vicebrigadiere.

Per concorso morale nell'omicidio, vennero condannato anche Giuseppe Memeo e Walter Grecchi, a 14 anni di carcere. Dopo 4 anni di carcere di massima sicurezza in Italia, Grecchi, che si è riconosciuto in uno dei giovani mascherati fotografati, ma ha sempre sostenuto di non aver mai sparato, attualmente vive latitante in Francia.

Nel febbraio del 2012, Maurizio Azzollini, un altro degli uomini identificati tra quelli mascherati e fotografati quel giorno nell'atto di sparare verso gli agenti, è divenuto uno stretto collaboratore del vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida.

Dopo trent'anni dal fatto, Ferrandi ha incontrato a Milano, sul luogo della sparatoria, la figlia dell'agente ucciso.

Bibliografia

Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Mondadori, 2007

Achille Serra, Poliziotto senza pistola. A Milano negli anni di piombo e della malavita organizzata, Bompiani, 2006

fonte: Wikipedia

FILMATO RAI

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